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 I quesiti dei docenti e le “risposte” dell’INVALSI

di Beatrice Panebianco
 
Nei confronti delle prove INVALSI, il mondo della scuola ha manifestato perplessità e incertezze, perché la valutazione esterna è stata avvertita come un’ingerenza, una forma indebita di controllo della pratica didattica.
Su tali questioni, sintetizziamo le domande ricorrenti e le riserve avanzate dagli insegnanti e le possibili risposte dell’INVALSI, sulla base di dichiarazioni e documenti dell’Istituto e dei suoi rappresentanti.
 
A quali esigenze intendono rispondere le prove nazionali dell’INVALSI?
Il compito principale dell’INVALSI è quello di introdurre in Italia, come già accade da tempo in molti paesi europei, un «sistema nazionale di valutazione degli apprendimenti scolastici e di valutazione dell’efficienza e dell’efficacia del sistema di istruzione, nel suo complesso». L’obiettivo è delineare un quadro di riferimento, mettere a fuoco punti di forza e di criticità del sistema scolastico e definire i livelli essenziali dei risultati da raggiungere su tutto il territorio nazionale.
Le prove «hanno un preminente scopo informativo e diagnostico sullo stato di salute della scuola italiana. Le informazioni raccolte con le prove standardizzate devono consentire alle scuole di disporre di un quadro di riferimento condiviso e affidabile dei risultati che si ottengono ai vari livelli di istruzione. Solo così si possono ricavare dei criteri di riferimento utili a meglio interpretare i risultati uscendo da una valutazione del tutto soggettiva e autoreferenziale» (intervista di G. Cerini a P. Cipollone, Presidente dell’INVALSI; La valutazione: una bussola per una scuola più equa., Rivista della scuola, Editrice Maggioli, n. 3, maggio – giugno 2010).

Le prove INVALSI valutano i singoli allievi e i singoli insegnanti?
Le prove INVALSI non si pongono l’obiettivo di valutare i singoli allievi e i singoli insegnanti e le informazioni ricavate non riguardano il valore di studenti, classi e professori di una singola scuola; si tratta, invece, di una «valutazione di sistema», di natura statistica, che intende cioè misurare la qualità del sistema scolastico a livello nazionale e per singoli settori.
Non rientra tra gli obiettivi dell’INVALSI distinguere scuole di «eccellenza» da scuole di «serie B», insegnanti o sezioni all’interno della stessa scuola, influenzare la progressione di carriera dei docenti.  
 
Quali indicazioni possono fornire le prove INVALSI agli insegnanti? Possono divenire uno strumento utile per migliorare l’insegnamento? E in quale misura devono influenzare le scelte didattiche?
I risultati ottenuti nelle prove INVALSI possono rappresentare per gli insegnanti uno strumento prezioso per riflettere sulle conoscenze e sulle abilità dei propri allievi e sulla validità della metodologia didattica attuata, in particolare rispetto alla definizione degli obiettivi di apprendimento.
È opportuno, però, che la somministrazione delle prove e la successiva lettura degli esiti non creino l’ansia di istruire gli allievi a superare le tipologie valutative, limitandosi a svolgere nel corso dell’anno scolastico soltanto verifiche di addestramento, a discapito dei processi di insegnamento–apprendimento delle conoscenze e delle abilità che le prove INVALSI intendono individuare e valutare.
 
Per quale ragione, nelle prove dell’INVALSI prevalgono i test a risposta chiusa? Si corre il rischio di proporre una visione della cultura nozionistica e frammentaria e di ridurre la valutazione esclusivamente a parametri oggettivi e assoluti, lasciandosi sfuggire competenze “qualitative”?
L’INVALSI giustifica la scelta di somministrare test prevalentemente a risposta chiusa sostenendo l’impossibilità di procedere altrimenti. «I limiti di una valutazione nazionale tenuta a presentare in breve tempo i propri risultati restringe notevolmente le modalità di formulazione dei test: la scelta di quesiti a risposta multipla – compatibile con l’elaborazione automatica dei dati – esclude la verifica dell’insieme delle abilità produttive» (INVALSI, Valutazione 2005 – Prove di Italiano, Quadro di riferimento).
«Peraltro l’INVALSI sta facendo uno sforzo per inserire nelle prove domande a risposta aperta che permettono un apprezzamento di uno spettro più ampio di conoscenze, abilità e competenze. Comunque le prove sono solo uno spicchio di un più ampio universo valutativo» (La valutazione: una bussola per una scuola più equa. Cit.).
Le prove INVALSI, perciò, non implicano il rifiuto di una valutazione che tenga conto delle specificità e dei diversi punti di partenza dei soggetti coinvolti nei processi di apprendimento. Gli apprendimenti non possono che essere valutati grazie a una ricca, articolata e versatile gamma di verifiche e strumenti di rilevazione.

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