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 INVALSI: il giorno dopo

Dopo la prova INVALSI, meglio dirci subito, a caldo, le prime impressioni. Vi espongo le mie, procedendo per punti.
 

  • Aderenza al quadro di riferimento
    La prova mi è sembrata ben costruita e, soprattutto, coerente con il quadro di riferimento prefissato: promesse mantenute.
     
  • Argomentare
    Non c’erano soltanto quesiti a scelta multipla, ma anche di altre tipologie, solo per una decina delle domande.
    Non so se l’intento fosse quello che il Corriere della sera aveva anticipato con il titolo: Nei test dell'Invalsi la matematica sarà «argomentativa». Certo è che, per verificare se gli studenti sanno motivare i risultati che ottengono, alcune domande a risposta aperta non bastano proprio.

    Se posso esprimere un parere, avrei preferito una prova tutta a scelte multiple per due motivi:
    1.
    meglio non pretendere troppo da una prima prova nazionale;
    2.
    si sta chiedendo agli insegnanti un lavoro considerevole per “tradurre in pallini” ciò che hanno scritto gli studenti: un test che permettesse la lettura ottica diretta dei questionari avrebbe fatto risparmiare un sacco di energie.
     

  • Teaching to the test
    Il timore che dilaghi il TTT, o, se volete, la quizzomania ha portato a diverse prese di posizione, presenti, fra l’altro, in quell’insieme di buoni articoli sulle prove Invalsi pubblicati dal Sussidiario (due su tutti: Se i test Invalsi danno «lezione» di matematica… di Giorgio Guidi; Israel: i test Invalsi creano il panico, ma c'è qualcosa di più grave di Giorgio Israel.
    Non mi pare il timore sia giustificato: gli obiettivi dei docenti di matematica sono ben diversi dall’addestrare a rispondere a quiz. Ragionare, e far ragionare i propri studenti, su ciò che propone l’Invalsi, non fa certo correre il rischio di trascurare gli aspetti didattici e pedagogici del proprio agire quotidiano a scuola, anzi: aiuta a rafforzarne la consapevolezza.
    In questa ottica, abbiamo proposto le nostre simulazioni.
     
  • Nella valigia
    Come dicevo nel primo post, la prova Invalsi può aiutare a riflettere su cosa riteniamo fondamentale che gli studenti abbiano acquisito nel biennio.

    Vista la prova, mi sembra che senz’altro ci aiuti a mettere a fuoco le competenze relative a:
    1. matematica per il cittadino (saper leggere tabelle, ricavare informazioni da grafici, applicare le competenze matematiche a semplici situazioni della realtà),
    2. conoscere e applicare i concetti di base studiati.
    Restano invece fuori altre competenze che mi sembrano altrettanto importanti e alle quali noi puntiamo, oltre alle precedenti, nei nostri libri di testo. In particolare, sapere:
    1.
    dimostrare,
    2.
    calcolare con le lettere,
    3.
    risolvere problemi impegnativi,
    4.
    svolgere ricerche personali sui grandi temi della matematica e sulle sue applicazioni.
    Ma, naturalmente, all’Invalsi non possiamo chiedere tutto…

  • Meno 1%, ma di cosa?
    Per chiudere, vi propongo un quesito di attualità, che può aiutare ad “argomentare” un po’ con i propri studenti.
    Domenica 15 maggio, nel pomeriggio, su alcuni giornali online si leggeva qualcosa come:

    «
    In lieve calo, dell’1%, l’affluenza alle ore 12».
    Era corretto fornire l’informazione in questo modo?

    (La percentuale dei votanti è stata 13,3% degli aventi diritto contro il 14,6% alla stessa ora nelle precedenti elezioni.)

Un commento per “INVALSI: il giorno dopo”

  1. Egregio Professore, ho appena finito di tabulare sulle Schede risposta studente le risposte dei miei 54 studenti di seconda liceo (53 item per ciascuna scheda, ma ai colleghi di italiano è andata anche peggio: i loro item sono 80).
    Ovviamente una gran fatica, in questo periodo dell’anno scolastico.
    Concordo con Lei che la prova è ben strutturata e, a mio parere, ci sono anche alcuni bei quesiti, che inducono l’allievo a ragionare.
    Le risposte aperte ritengo siano necessarie e non ho trovato difficoltà a correggerle, in quanto la griglia
    di correzione fornita dall’INVALSI è risultata molto precisa.
    Una sola cosa non ho capito: secondo Lei l’INVALSI fornirà a noi docenti di Matematica un meccanismo per la traduzione delle risposte date dallo studente non dico in voto, ma almeno in livello?
    Nella prova INVALSI per la valutazione della prova dell’Esame di Stato di 3a media questo ovviamente viene fatto, ma quella prova è valutativa, questa alle superiori è diagnostica.
    Ora è chiaro che all’INVALSI interessa soprattutto sapere come hanno risposto gli studenti ad un certo quesito, ma a noi docenti interessa anche una valutazione per studente, cioè a quale livello di competetenza matematica si pone ciascun studente in base alle risposte esatte che ha saputo dare ai vari quesiti.
    Inoltre questa valutazione ci viene richiesta dal Ns. Istituto quando dovremo assegnare a ciascun studente un livello alle competenze dell’Asse Matematico.

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