Denise Spinelli - 14 anni - Peschiera Borromeo Mi
Classe I B - Liceo Scientifico tecnologico "Mattei" - San Donato Milanese Mi
Prof. R. Visentin

Dal passato un insegnamento

Alina guardava fuori dalla finestra, il cielo. Era azzurro ed un sole splendente illuminava ogni cosa. La ragazzina era arrivata da poco in Italia con la sua famiglia. Aveva lasciato la Romania, la sua terra, perché li suo padre non riusciva a trovare lavoro e la povertà era di casa.
Era giunta a Milano con una piccola valigia che conteneva pochi vestiti, ma tante speranze di trovare quella tranquillità e quella felicità, che ogni adolescente ricerca in ciò che vive. Lunghi capelli biondi incorniciavano il suo visino pulito ed i suoi luminosi occhi azzurri erano avidi di pace. Non si sentiva straniera ma cittadina del mondo, per lei convivere in un paese diverso e diversa cultura non rappresentava un problema. Con i suoi compagni si era inserita bene, con loro poteva comunicare, capire, ascoltare e scambiare esperienze e modi diversi di conoscere la vita. Quel giorno la professoressa aveva iniziato la lezione di storia parlando della II Guerra Mondiale, ma aveva anche iniziato a raccontare dei campi di concentramento e di tutte quelle atrocità a cui erano stati sottoposti gli Ebrei. Alina ne rimase sconvolta, tanto che tornò a casa con la testa che scoppiava di mille idee, aprì il frigorifero, si versò un succo di arancia e la bevve frettolosamente. Poi si sdraiò sul tetto e chiuse gli occhi, mentre le tornavano alla mente le fitte nevicate della sua terra e quelle povere case poco riscaldate e poco illuminate, anche se i sapori e gli odori erano ancora gli stessi nel suo cuore. Un uomo vestito in modo un po’ strano, le si fece incontro. Era buffo con quegli occhialini e quella camicia bianca in pizzo. Andava ripetendo: ”La cultura illuminista cambierà la mentalità e opererà grandi trasformazioni sociali, perché il nuovo spirito di tolleranza e L’uguaglianza tra gli uomini sono alla base del nuovo secolo.”
“ Un mondo senza intolleranze! Meraviglioso! Questi sono gli ideali di un secolo intelligente, senza pregiudizi. Questi sono gli uomini veri. Ma ragazzino, stai attento ! Per poco non mi facevi cadere! Chi sei, come ti chiami? “‘chiese Alina.
“ Mi scusi signorina. Sono Malpelo, mi chiamano così, perché ho i capelli rossi. Le persona mi escludono solo per questo. Mi vedono diverso e pensano che porti sfortuna e che quasi non debba vivere. Non ho famiglia. Lavoro in miniera, mio padre è morto là sotto. A me piace essere cattivo, perché è così che mi vedono gli altri. Qui da noi la condizione della vita umana è tragica, e dominata dai rapporti di sfruttamento a di violenza e dal destino, che nessuno può contrastare”.
“Mi sembra di rivivere nel mio paese. Sai, Malpelo, forse, la mia vita non è stata così diversa dalla tua”. Ma il ragazzino svanì, come avvolto nella nebbia. Chissà che fine aveva fatto! Alina sapeva che non lo avrebbe più rivisto, non si ricordava dove, ma le sembrava di aver sentito dire che di lui si persero persino le ossa.
Due occhi neri apparvero all’improvviso. Essi scrutavano Alina in modo motto triste. La ragazza dallo sguardo profondo le si rivolse in tono garbato: “Mi chiamo Anna. Mi piace scrivere e, soprattutto, aprire il mio cuore su ogni cosa. Ho un diario segreto, perché la carta è più paziente degli uomini. lo non ho mai avuto un’amica, del resto le atrocità a cui siamo stati sottoposti non me lo hanno permesso. Tutto ciò che hai sentito sugli Ebrei è verità. Intolleranza razziale ed intolleranza religiosa, queste erano e sono state l'unica vera ragione del nostro sterminio.
I tedeschi sono stati intolleranti con noi, perché pensavano di essere l’unica razza pura eletta dal Signore. Ma non è forse vero che il nostro Dio è il vostro? Non è forse vero che il nostro Dio è il loro? Dio non vuole la guerra, non vuole la morte, eppure la permette, perché la pazzia degli uomini offusca perfino i progetti del Signore. Così, per salvarci, siamo dovuti scappare, altrimenti la nostra vita sarebbe stata solo un’attesa di morte. Quante persone ho visto morire e quante soffrire! Quanta fame ho patito e quanta paura, sperando in un futuro migliore”.
Alina aprì gli occhi e si scosse. Era stato tutto un sogno, non sapeva dire se bello o brutto. Allora prese un foglio e cominciò a scrivere: Il mondo è bello solo se è libero, convivere senza differenze non è un’utopia, ma un desiderio realizzabile. Ho fiducia nel viaggio della vita: ogni culto, ogni idea possono conciliare gli uomini, ma bisogna conoscerne le abitudini e capirne i più reconditi significati. Ogni cultura è da scoprire, io ho fame, di sapere. lo non sono diversa, da te, i miei gesti sono i tuoi ed i gesti sono alla base di ogni comunicazione”.
Intanto fuori, le risate dei bambini si alzavano in cielo come un coro di angeli.