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 Parliamo ancora di clima

Nel corso dell’estate 2010 si è continuato a discutere di clima: ne riparleremo qui sotto.  Ma soprattutto il clima ha continuato a dare problemi, anzi, a darne di sempre più gravi. Nel corso dell’estate si sono verificati a livello mondiale una serie di fenomeni molto diversi fra di loro eppure collegati, anche se in maniera non sempre molto chiara. Assimilabili fra loro, comunque, dal costituire anomalie spesso molto forti rispetto alla “normalità” del clima nelle varie regioni del mondo. Un esempio tipico è quello della Russia, le cui vaste pianure suscitano alla mente l’idea del gelo e che sono state invece invase da un’ondata di calore che ha provocato innumerevoli incendi anche nelle maggiori città, a cominciare da Mosca. La siccità ha provocato veri e propri disastri in agricoltura, al punto che il governo ha deciso di diminuire o addirittura sospendere le esportazioni di grano, con comprensibili gravi danni anche per i paesi potenziali acquirenti: una prova di quanto ciò che avviene in natura e nel clima (che non è solo natura: ma questo fa parte della discussione) ha immediate ripercussioni sull’economia e, in generale, sulla vita della gente.
Se in Russia la calura e la siccità sono state protagoniste, nella maggior parte del resto del mondo lo è stata l’acqua. Grandi piogge hanno provocato inondazioni, vittime e danni in Germania, Polonia, Repubblica Ceca. In Italia ci sono state frane provocate dalle acque che hanno distrutto due paesi. Il 14 agosto si è registrato un record per quanto riguarda i fulmini caduti in un solo giorno sul nostro paese: 40000!
Ma i fenomeni più violenti e terribili si sono verificati in Asia. In Cina, frane, inondazioni, nubifragi hanno provocato 1239 morti. Centinaia di morti sono stati il risultato di violente precipitazioni e di alluvioni e smottamenti da esse provocati nell’area himalayana, tra il Kashmir e il Ladakh. Ma è soprattutto in Pakistan che si è verificata la tragedia più grave. Le inondazioni hanno provocato 1600 morti e 20 milioni di senzatetto; hanno distrutto 700000 case e raso al suolo interi villaggi. Di fronte a milioni di persone bisognose di ogni forma di soccorso, la comunità internazionale si è mossa con grande lentezza e parsimonia, soprattutto a paragone con altri casi simili. La gravità di quanto è accaduto in un paese già reso instabile da violenza politica, terrorismo, conflittualità interna e internazionale, ha fatto temere persino per la capacità dello stato e delle sue istituzioni di reggere a un urto così forte. Come ha scritto un grande giornalista pakistano, Ahmed Rashid, “il rischio è che il Pakistan diventi quello che molti hanno previsto da tempo: uno stato fallito in possesso di armi nucleari”.
Il riscaldamento degli oceani ha favorito ulteriormente la velocità di scioglimento dei ghiacci dell’Artico. Un enorme iceberg si è staccato da un ghiacciaio sulla costa nord-occidentale della Groenlandia. (Se volete avere una chiara idea dello scioglimento dei grandi ghiacciai himalayani, cercate un articolo di Federico Rampini in “Repubblica” del 22 agosto 2010, L’uomo che guarda sciogliersi i ghiacciai. Vi si parla di uno straordinario personaggio, David Breashears, un alpinista-fotografo americano che fotografa i ghiacciai esattamente dallo stesso punto in cui li fotografò cent’anni fa un altro grande, l’italiano Vittorio Sella. I risultati sono visibili in una bella mostra, Rivers of Ice, “Fiumi di ghiaccio”, presso l’Asia Society di New York. Potete vedere alcune delle fotografie esposte nel bellissimo sito della mostra: http://sites.asiasociety.org/riversofice/comparative-photography. Attraverso la mostra, e più in generale attraverso il suo lavoro, Breashears vuole documentare i danni che il mutamento climatico già sta provocando: dai ghiacciai himalayani scendono i grandi fiumi che garantiscono la vita di milioni e milioni di persone. Così, queste fotografie rappresentano un richiamo assai forte ai politici responsabili del mondo intero.)
Come ulteriore testimonianza, fra le tante, degli effetti dei fenomeni climatici sull’economia, si può ricordare che l’uso crescente dei condizionatori, legato alla crescita della temperatura, è tra i fenomeni che più hanno contribuito ad aumentare i consumi di energia e a rendere pressante il problema del suo approvvigionamento.
Come si ricordava all’inizio, il succedersi di questi fenomeni si è accompagnato a una discussione sempre più intensa e preoccupata. L’organismo dell’ONU che si occupa del mutamento climatico ha ottenuto un’approvazione di fondo del suo lavoro, ma anche critiche per alcune leggerezze nel condurlo. Contemporaneamente, però, lo studioso danese che più aveva contribuito alla critica del cosiddetto “catastrofismo climatico”, e cioè Bjørn Lomborg nel suo libro L’ambientalista scettico del 1998, ha pubblicato un nuovo libro nel quale, pur non potendosi definire (come qualche giornale ha fatto) un “ambientalista pentito”, ha tuttavia modificato la propria posizione nel senso di riconoscere la gravità del problema del mutamento climatico e l’urgenza di affrontarlo da parte delle potenze. Nello stesso periodo, in effetti, qualche segnale è venuto anche da parte di Russia e Cina (tradizionalmente assai prudenti e poco collaborative) nel senso di una maggiore consapevolezza dell’urgenza del problema.